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“PER MENTI ANALITICHE !”
Chi è seduto sul trono di Pietro? (2)
Culto pagano dei sacrifici
e aspirazione al potere della casta sacerdotale
Chi ha scritto i libri di Mosè ?
Indice
Le radici della
casta sacerdotale odierna
Durante la schiavitù in Egitto il popolo di Israele assunse molte
abitudini del posto, come per esempio le vesti sfarzose dei sacerdoti
I
sacerdoti si posero consapevolmente tra Dio e gli uomini per dominarli
servendosi di minacce
“E Dio avrebbe veramente parlato in questo modo a Mosè?”
Descrizioni tratte dal Vecchio Testamento.
Chi non si attiene alle norme “dovrà morire”
Il profeta Geremia conferma che la scrittura è stata falsificata
Sacrifici di animali nel Vecchio Testamento “come profumo soave per il
Signore”
Gesù si impegnò sempre per gli animali
Solo pochi sanno che il trono di Pietro determina che il Vecchio e il
Nuovo Testamento “sono entrambi la vera parola di Dio”. In ciò che viene
riportato nel Vecchio Testamento regna un Dio pagano crudele
L’estrema contraddizione degli insegnamenti della chiesa con i veri
insegnamenti di Gesù. Si cerca forse di ridare valore al Vecchio
Testamento coprendolo con il mantello di “Gesù” e del “Cristo”?
Riportiamo di seguito il testo
della seconda trasmissione della serie: “Per menti analitiche – Chi siede
sul trono di Pietro?” La campagna di diffusione organizzata dal trono di
Pietro all’inizio del 2005 tramite i mass-media a livello mondiale ha
fornito lo spunto per questa tavola rotonda dei cristiani delle origini.
Vogliamo quindi prendere in esame le seguenti domande: chi si trova in
realtà dietro il trono di Pietro? Come si è presentato il trono di Pietro
in passato? Quali sono le sue intenzioni e che cosa possiamo ancora
aspettarci?
Come prima cosa vogliamo
approfondire ancora una volta le radici dell’attuale casta sacerdotale a
Roma con i suoi riti e le sue cerimonie, la sua pompa, le sue vesti
sfarzose e la sua ricchezza, risalendo fino all’epoca del Vecchio
Testamento. Chiediamoci ancora una volta: una casta sacerdotale di questo
tipo esisteva già al tempo di Abramo?
Abramo era originario di Ur, in Caldea, l’odierno Iraq, dove la gente
credeva nel politeismo; c’erano molti sacerdoti e diversi culti. La
famiglia nella quale crebbe Abramo, come tutte le famiglie di quel tempo,
aveva vissuto secondo la fede nel politeismo, ossia nel paganesimo che
aveva i suoi rispettivi sacerdoti.
Nel periodo in cui visse Abramo, più o meno la prima metà del secondo
millennio prima di Cristo, in Mesopotamia vivevano i Sumeri. C’era
Babilonia, dove si sviluppò il mondo politeista dei Sumeri. Esistevano un
dio del sole e diversi dei delle varie città. Esisteva una dea dell’amore
che si chiamava Ischtar e anche una casta sacerdotale con una struttura
gerarchica che si presentava come mediatrice tra Dio e gli uomini.
La casta sacerdotale
aveva potere anche all’interno dello Stato. Il re era, allo stesso tempo,
anche il re dei sacerdoti; egli aveva il compito di placare e conciliare
il dio o gli dei e di instaurare la comunicazione tra gli uomini e queste
divinità.
Secondo la concezione di
quel tempo, il “Dio” di allora richiedeva ovviamente anche sacrifici, sia
di animali, sia di esseri umani. Nel caso dei sacrifici umani, non di rado
dovevano venir sacrificati alla divinità i figli primogeniti, per poter
soddisfare il dio in cui credevano gli uomini di allora.
Isacco era il primo
figlio di Abramo e naturalmente Abramo lo amava sopra ogni cosa. Abramo
era sicuramente felice nel profondo del cuore fatto di avere un figlio che
sarebbe divenuto suo erede e che egli avrebbe preposto a tutti gli altri
figli. E proprio ad Abramo Dio disse: “Sacrificami questo tuo figlio
primogenito, tuo figlio Isacco.” Con questo intendeva il legame che Abramo
aveva con suo figlio, e non il figlio stesso.
Abramo lottò con Dio per
ciò che gli aveva richiesto, ossia “Sacrificami tuo figlio Isacco, il tuo
figlio prediletto”. Questo perché la parola sacrificio era talmente
ancorata nella sua coscienza che egli arrivò a pensare: “Sacrificio di
animali, sacrificio di un essere umano; è normale che io debba sacrificare
un figlio a Dio”. In tal senso credeva naturalmente che si trattasse di un
dio proveniente dal paganesimo, dal politeismo, dato che era cresciuto in
esso. Aveva quindi un livello di coscienza corrispondente e pensava
pertanto di dover offrire un sacrificio umano, ossia il suo figlio
prediletto.
Si trattò quindi di un
malinteso da parte di Abramo. Dio voleva che Abramo, come si direbbe oggi,
non divinizzasse suo figlio e non lo amasse più di Dio, ma che mettesse
Dio al primo posto. Abramo comprese invece che con il sacrificio gli
venisse chiesto di uccidere suo figlio. Non fu, quindi, Dio che voleva
mettere alla prova Abramo, poiché sappiamo che intervenne un angelo, ma
era Abramo che era ancora influenzato dai concetti di fede che aveva
assorbito dall’ambiente dal quale proveniva.
L’angelo che intervenne
e che fermò la mano di Abramo e che disse: “Non sacrificare tuo figlio.
Non è questo che vuole Dio”, era un simbolo. Dio voleva soltanto che
Abramo prendesse per mano suo figlio e che entrambi andassero da Lui, il
Dio dell’amore. Desiderava inoltre che Abramo non desse più importanza ad
Isacco, ma sempre a Dio. Questo è ciò che Abramo in un primo tempo ha
frainteso. Perciò voleva ubbidire e uccidere Isacco per portare, così, un
sacrificio. Sappiamo che poi Abramo sacrificò un agnello. Tuttavia, i
profeti inviati da Dio erano contrari anche a questo tipo di sacrificio.
Anche in questo caso si
insinua di nuovo un modo di pensare proveniente dal passato e legato al
culto: se non sacrifico mio figlio, sacrifico almeno un animale! Si vede
che l’uomo, in questo caso Abramo, era in lotta con se stesso. Lo Spirito
di Dio, l’unico Dio, riuscì a prevalere soltanto a poco a poco sugli
antichi culti sacerdotali. Ci vollero secoli, nel corso dei quali vennero
continuamente dei veri profeti che combatterono contro i culti dei
sacerdoti pagani per il vero sacrificio, che non consiste nell’uccidere
uomini o animali, bensì nel donare se stessi a Dio.
Un aspetto del
politeismo consisteva nell’aver paura degli dei, ossia si credeva che essi
sfogassero la loro ira sugli uomini e che togliessero all’uomo gli animali
e la terra, che lo uccidessero, lo facessero soffrire o altre cose del
genere. Nel Vecchio Testamento leggiamo infatti continuamente che è
necessario placare Dio. Quindi, sacrificando l’agnello, anche Abramo cercò
di placare Dio nella speranza: “Ti prego, non essere irato con me se non
sacrifico Mio figlio; ti prego di non farmi del male e soprattutto di non
fare nulla a Isacco. Per questo, ti offro in sacrificio l’agnello per
placarti”. Nonostante Abramo sapesse già dell’esistenza di Dio, dell’Unico
Universale, aveva in mente l’immagine di una divinità crudele come quelle
del politeismo, dato che questi concetti lo influenzavano ancora.
Durante la schiavitù in Egitto il popolo di Israele
assunse molte abitudini del posto, come per esempio le vesti sfarzose dei
sacerdoti
La concezione pagana –
coltivata dalla casta sacerdotale – che Dio fosse un Dio crudele si
ripresenta anche negli altri libri di Mosè, per esempio in ciò che è stato
tramandato riguardo al periodo in cui Mosè liberò il popolo dall’Egitto.
Mosè, un grande profeta, ricevette da Dio i Comandamenti sul monte Sinai;
quando discese dal monte Sinai, vide che gli Israeliti avevano costruito
un altare con un vitello d’oro al quale portarono doni in sacrificio. In
questo caso si ripresenta l’influsso della casta sacerdotale pagana, dato
che gli Israeliti erano fuggiti dall’Egitto, dove esistevano i sacerdoti
pagani e si offrivano gli olocausti. E’ lì che gli Israeliti ne sono
venuti a contatto. Quindi, hanno ripreso molte cose da lì e dal popolo
degli Egizi e non avevano ancora fiducia in questo Dio buono e
misericordioso.
L’influsso esercitato
sul popolo d’Israele ai tempi di Mosè dalle religioni pagane con i loro
sacerdoti è comprensibile, poiché il popolo ebreo rimase prigioniero in
Egitto per diversi secoli; lì apprese come era vestita la casta
sacerdotale e sperimentò il potere che essa deteneva e ne assunse
chiaramente molti aspetti, iniziando dalle vesti sfarzose dei sacerdoti.
Dalla storia sappiamo che i faraoni e le loro caste sacerdotali erano
vestiti in modo molto sontuoso. E’ quindi logico che gli Israeliti abbiano
ripreso tutti questi influssi.
I libri di Mosè furono
scritti in gran parte 1000 anni dopo il periodo in cui visse Mosè da
sacerdoti che poterono così inserire nel Vecchio Testamento i loro
concetti e i loro desideri
Perché si parla dei
libri di Mosè come dei “libri dei sacerdoti” e chi li definisce così?
All’università si insegna
ai futuri parroci, ai teologi, che i libri di Mosè sono stati in gran
parte scritti da sacerdoti. Nei libri di Mosè sono stati riassunti diversi
scritti, uno dei quali è il cosiddetto libro dei sacerdoti che ha avuto
origine nel 6° secolo avanti Cristo. Esso venne scritto da sacerdoti
israeliti che si trovavano in esilio a Babilonia e che hanno praticamente
proiettato il loro culto sacerdotale e la loro fede nelle epoche passate,
fino ai tempi di Mosè.
Si può quindi presumere
che in questi testi si ritrovino influssi provenienti dall’antica
Babilonia, dove regnava l’idolatria ed esisteva una casta sacerdotale con
vesti particolari che offriva sacrifici agli dei.
I libri di Mosè non
furono quindi scritti mentre Mosè era ancora in vita, bensì quasi un
millennio dopo. Prima esistevano soltanto singoli scritti che erano stati
tramandati. I primi racconti su Mosè risalgono per esempio ai tempi di
Davide e Salomone. I dettagli in merito ai culti sacerdotali vennero
aggiunti soltanto in seguito, appunto nel 6° secolo.
In realtà, i sacerdoti si
sono quindi serviti di Mosè per introdurre le loro concezioni, i loro
desideri e le loro posizioni nel cosiddetto Antico Testamento; si tratta
quindi del testamento dei sacerdoti e non di quello di Mosè.
I teologi della chiesa
condividono questo modo di vedere le cose, anche se naturalmente si
afferma che nei primi scritti l’aspetto dei sacerdoti non avrebbe avuto
così tanta importanza, ma che questa sarebbe stata riconosciuta soltanto
in seguito.
I
sacerdoti si posero consapevolmente
tra Dio e gli uomini per dominarli servendosi di minacce
Una mente analitica
cercherà a questo punto di capire perché si dovrebbe dare tanta importanza
proprio agli aspetti che riguardano i sacerdoti. Questi aspetti sono
importanti per loro, perché grazie ad essi riescono ad inserirsi tra Dio e
gli uomini, dato che possono dire loro a senso: “Avete bisogno del
sacerdote per raggiungere la salvezza, avete bisogno del sacerdote per
placare Dio e anche per fare tutto ciò che è stato prescritto, per essere
buoni seguaci del culto.” E il sacerdote si fa pagare per questo.
Anche oggi è più o meno
la stessa cosa. Il sacerdote è importante e si trova tra Dio e l’uomo.
Com’era invece per Gesù? Egli non ha parlato di sacerdoti, ma ha
insegnato: “Il regno di Dio è insito in voi” (Lc 17,21). Secondo questo
insegnamento ogni sacerdote, tutta la casta sacerdotale e ogni istituzione
sacerdotale divengono inutili.
Anche alcuni famosi
teologi cattolici come per esempio Rupert Lay e Herbert Haag affermano che
Gesù non ha istituito alcun sacerdozio. Egli non ha fondato una chiesa, né
ha istituito sacerdoti. A questo punto, sé né i profeti e tanto meno Gesù,
il Cristo, hanno voluto dei sacerdoti, come mai il popolo ne ha bisogno?
Forse perché è molto più comodo rivolgersi ad un sacerdote e confessarsi,
affinché egli dia l’assoluzione da tutti i peccati, piuttosto che andare
dal proprio fratello per sistemare le cose con lui. E’ come se il
sacerdote facesse il lavoro che dovrei fare io e mi permettesse di
entrare, in un certo senso, gratis nei cieli. Questa è una forma di
superstizione che viene insegnata ancor oggi dalla chiesa.
Sembra che il popolo
abbia bisogno di personalità che rivestono alte cariche. L’ego, con i suoi
aspetti umani, desidera avere davanti a sé un’immagine che rappresenta
Dio. Ma questo concetto è sempre esistito fin dal principio o è stato
piuttosto inculcato al popolo? E chi glielo ha insegnato? Naturalmente
coloro che ne traggono profitto, ossia i sacerdoti.
L’insegnamento di Gesù di
Nazaret che disse: “Dio è insito in voi”, era in fondo un messaggio che ha
toccato molto gli uomini. Come mai, quindi, il popolo in seguito ha
pensato di aver bisogno di confessionali, di dover pagare indulgenze e di
dover portare in offerta sacrifici? Soltanto perché esisteva una casta che
esercitava queste costrizioni, collegate a minacce a livello spirituale,
come per esempio: “Se non ci seguite, andrete all’inferno; se non fate ciò
che noi abbiamo prescritto non giungerete a Dio.” Si ripete quindi, ancora
una volta, ciò che è contenuto già nei cosiddetti scritti dei sacerdoti,
ossia un regolamento ben determinato con precetti concreti per il
comportamento degli uomini che li minaccia in modo pesante se essi non si
attengono alle norme prescritte.
Se gli scritti della
casta sacerdotale sono stati redatti quasi 1000 anni dopo il periodo in
cui visse Mosè, tenendo conto anche di chi li ha trascritti, si può
immaginare che ciò che oggi si trova nei libri abbia poco a che fare con
la realtà di allora, ma che è stato presentato in modo da adeguarlo a ciò
che si voleva mille anni dopo.
“E Dio avrebbe veramente parlato
in questo modo a Mosè?”
Descrizioni tratte dal Vecchio Testamento.
Chi non si attiene alle norme “dovrà morire”
Pertanto è necessario leggere questi libri con
molta attenzione e tenere sempre presente che sono stati scritti dalla
casta sacerdotale, il nemico naturale del profeta, come affermò una volta
lo scrittore Walter Nigg, parlando del profeta Mosè. E’ quindi bene
chiedersi sempre: “Dio ha veramente detto queste cose tramite Mosè? Ci
accorgeremo così di quanto sia improbabile che Dio abbia, per esempio,
detto quanto segue tramite Mosè:
Nell’Esodo (cap. 28, 1-4)
leggiamo: “Tu fa’ avvicinare a te, tra gli Israeliti, Aronne, tuo fratello
e i suoi figli con lui, perché siano miei sacerdoti: Aronne, Nadab, Abio,
Eleazaro, Itamar, figli di Aronne. Farai per Aronne, tuo fratello, abiti
sacri che esprimano gloria e maestà. Parlerai a tutti gli artigiani più
esperti ai quali io ho dato uno spirito di saggezza ed essi faranno gli
abiti di Aronne per la sua consacrazione e per l’esercizio del sacerdozio
in mio onore.”
Continuiamo a leggere
nell’Esodo (cap. 28, 6-14): “Ed ecco gli abiti che faranno: il pettorale e
l’efod, il manto, la tunica damascata, il turbante e la cintura. Faranno
vesti sacre per Aronne tuo fratello e per i suoi figli, perché esercitino
il sacerdozio in mio onore. Essi dovranno usare oro, porpora viola e
porpora rossa, scarlatto e bisso. Faranno l’efod con oro, porpora viola e
porpora rossa scarlatto e bisso ritorto, artisticamente lavorati. Avrà due
spalline attaccate alle due estremità e, in tal modo, formerà un pezzo ben
unito. La cintura per fissarlo, che sta sopra di esso, sarà della stessa
fattura e sarà d’un solo pezzo. Sarà intessuta d’oro, di porpora viola e
di porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. Prenderai due pietre di onice
e inciderai su di esse i nomi degli Israeliti: sei dei loro nomi sulla
prima pietra e gli altri sei nomi sulla seconda pietra, in ordine di
nascita. Inciderai le due pietre con i nomi degli Israeliti, seguendo
l’arte dell’intagliatore di pietre per l’incisione di un sigillo. Le
inserirai in castoni d’oro. Fisserai le due pietre sulle spalline
dell’efod come pietre che ricordino presso di me gli Israeliti; così
Aronne porterà i loro nomi sulle sue spalle davanti al Signore, come un
memoriale. Farai anche i castoni d’oro e due catene d’oro in forma di
cordoni con un lavoro di intreccio. Poi fisserai le catene a intreccio sui
castoni.”
Saltiamo ora alcuni
versi e leggiamo dall’Esodo, cap. 28, 31: “Farai il manto dell’efod tutto
di porpora viola con in mezzo una scollatura per la testa. Il bordo
attorno alla scollatura sarà un lavoro di tessitore come la scollatura di
una corazza che non si lacera. Farai sul suo lembo melagrane di porpora
viola, di porpora rossa e di scarlatto. Intorno al suo lembo e in mezzo
porrai sonagli d’oro: un sonaglio d’oro e una melagrana, un sonaglio d’oro
e una melagrana intorno all’orlo del manto. Aronne l’indosserà nelle
funzioni sacerdotali e se ne sentirà il suono quando egli entrerà nel
santo, alla presenza del Signore e quando ne uscirà. Così non morirà.”
Chi analizza a fondo avrà
a questo punto forti dubbi sul fatto che Dio abbia rivelato tutto ciò. Non
ci si può immaginare che Dio abbia bisogno di essere venerato con tanto
sfarzo. E soprattutto non ci si può immaginare che un uomo debba morire
soltanto perché non si attiene a queste prescrizioni.
“Altrimenti dovrà
morire”, si legge nel libro di Mosè; ciò significa che dovrà essere
ucciso.
Nei Dieci Comandamenti
Dio disse invece tramite Mosè: “Non uccidere.” Si ritrova spesso questa
contraddizione nel Vecchio Testamento, dove sembra che Dio esorti
continuamente ad uccidere le persone che non rispettano determinate norme.
E’ un aspetto che si ripresenta in tutto il libro dei sacerdoti, ma che
non è certamente stato comandato da Dio.
Norme dettagliate per le
vesti dei sacerdoti e atti rituali (unzione) tratti dal Vecchio testamento
come esempio per la chiesa di oggi. Che cosa disse Gesù, il Cristo, in
merito ai farisei e agli scribi?
Il profeta Geremia conferma che la scrittura è stata falsificata
Le vesti indossate dalla
casta sacerdotale di oggi sono molto simili a quelle dei sacerdoti nel
Vecchio Testamento e derivano quindi dal paganesimo. Nell’Esodo, cap. 28,
36-38 leggiamo:
“Farai una lamina d’oro
puro e vi inciderai, come su un sigillo ‘Sacro al Signore’. L’attaccherai
con un cordone di porpora viola al turbante sulla parte anteriore. Starà
sulla fronte di Aronne. Aronne porterà il carico delle colpe che potranno
commettere gli Israeliti, in occasione delle offerte sacre da loro
presentate. Aronne la porterà sempre sulla fronte per attirare su di essa
il favore del Signore.”
E’ interessante anche il
fatto che venga usato un unguento, cosa che ricorda le unzioni che vengono
somministrate oggi. In merito si legge, per esempio: “Versò l’olio
dell’unzione sul capo di Aronne e unse Aronne per consacrarlo.”(Lev 8,12)
Oppure “Fece sette volte l’aspersione sull’altare, unse l’altare con tutti
i suoi accessori, la conca e la sua base, per consacrarli.” (Lev 8,11)
Tutto ciò ricorda in modo
diretto i riti odierni: quando viene consacrata una Chiesa, oppure quando
viene consacrato un vescovo, un sacerdote, un diacono. In tutti questi
casi ritroviamo norme ben precise che descrivono esattamente le cerimonie.
In fondo sono altrettanto complicate e assurde come ciò che viene
descritto nella citazione riportata.
E cosa disse Gesù, il
Cristo, in merito ai culti? Egli disse a senso agli uomini: “Tu sei il
tempio dello Spirito Santo. Adorna la tua anima con l’ornamento della
virtù, con buoni pensieri conformi alla volontà di Dio. Vivi secondo i
Dieci Comandamenti di Dio e secondo la parola della vita che Io, Gesù, il
Cristo, portai agli uomini, per esempio il Discorso della Montagna.” Egli
non ha mai parlato di culti, né ha tanto meno istituito dei sacerdoti.
Già il profeta Geremia si rese conto che qualcosa
non era in ordine, dato che nel Vecchio Testamento leggiamo sotto Geremia,
8,8: “Come potete dire noi siamo saggi e la Legge del Signore è con noi? A
menzogna l’ha ridotta la penna menzognera degli scribi.” Un grande profeta
come Geremia afferma quindi che c’è qualcosa che non va, ossia che la
scrittura, la parola, è già stata falsificata dai sacerdoti.
Le prescrizioni in merito
alle vesti ricordano ciò che Gesù ha detto sulle persone che si vestono in
questo modo. Lo si può leggere nel vangelo di Matteo: “Tutte le loro opere
le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e
allungano le loro frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi
nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare
rabbi dalla gente.” (Mt 23, 5-7) E poi la frase che tutti conoscono: “Ma
voi non fatevi chiamare ‘rabbi’, perché uno solo è il vostro maestro e voi
siete tutti fratelli”, (Mt 23,8) e a senso ciò vale naturalmente per
fratelli e sorelle. In ogni caso Gesù insegnò l’uguaglianza e non una
gerarchia di sacerdoti e cariche pubbliche.
E Gesù istruì anche i
Suoi seguaci dicendo “Seguitemi” (Mt 4,19), che significa: mettete in
pratica ciò che vi ho insegnato e, in fondo, ciò che si trova nei Dieci
Comandamenti, dato che gli insegnamenti di Gesù sono in sintonia con i
Comandamenti di Dio.
Sacrifici di animali nel Vecchio Testamento
“come profumo soave per il Signore”
Gesù si impegnò sempre per gli animali
Cosa disse Gesù riguardo ai sacrifici
di animali?
In uno scritto apocrifo è
contenuta una citazione di Gesù in merito; purtroppo ne sono rimasti
soltanto pochi ritagli, ma è interessante che sia rimasta conservata
proprio questa parte. E’ possibile leggere le seguenti righe nei musei:
“Sono venuto per abolire i sacrifici di animali, affinché la sofferenza
degli animali abbia fine.” Anche nel Nuovo Testamento è possibile leggere
che quando Gesù era nel deserto viveva in pace con i cosiddetti animali
feroci, oppure che nel tempio liberò gli animali che venivano venduti dai
mercanti come creature da offrire in sacrificio. Ci sono molti esempi che
dimostrano che Gesù si è sempre impegnato a favore degli animali. Alcuni
di questi passi si trovano nella Bibbia, ma la maggior parte in scritti
che non sono parte della Bibbia ufficiale.
Un’affermazione chiara si
trova ancora nel vangelo di Marco, cap. 11, 17, dove si legge: “Non sta
scritto: la Mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli?
Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri.” Gesù parla quindi di una
spelonca in cui venivano commessi assassinii. E chi veniva ucciso? Gli
animali.
Che cosa dicono invece
gli scritti dei sacerdoti contenuti nel Vecchio Testamento? Essi
raccontano che il Signore chiamò Mosè, gli parlò dalla tenda delle
rivelazioni e gli avrebbe detto: Gli olocausti sono offerte di animali per
i quali tutto l’animale viene bruciato sull’altare, a differenza di altri
sacrifici, per i quali viene bruciata solo una parte. L’altra parte viene
invece data ai sacerdoti o alla comunità che ha donato il sacrificio per
la cena del sacrificio (istruzioni riassunte a senso dal Levitico). Sempre
nel Levitico, 1,3-9 leggiamo istruzioni molto dettagliate in merito: “Se
la sua offerta è un olocausto di grosso bestiame, egli offrirà un maschio
senza difetto. L’offrirà all’ingresso della tenda del convegno, per
ottenere il favore del Signore. Poserà la mano sulla testa della vittima
che sarà accettata in suo favore, per fare il rito espiatorio per lui. Poi
immolerà il capo di grosso bestiame davanti al Signore e i sacerdoti,
figli di Aronne, offriranno il sangue e lo spargeranno attorno all’altare,
che è all’ingresso della tenda del convegno. Scorticherà la vittima e la
taglierà a pezzi. I figli del sacerdote Aronne porranno il fuoco
sull’altare e metteranno la legna sul fuoco, poi sulla legna e sul fuoco
che è sull’altare disporranno i pezzi, la testa e il grasso. Laverà con
l’acqua le interiora e le zampe poi il sacerdote brucerà il tutto
sull’altare come olocausto, sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave
per il Signore.”
Queste parole “profumo
soave per il Signore” risuonano proprio come nel paganesimo: offrire
sacrifici per placare gli dei.
Nel Levitico si leggono
tantissime norme sui sacrifici, ossia prescrizioni sul modo di uccidere
gli animali. Nel capitolo 8, 13-18 si afferma addirittura che Mosè abbia
consacrato i sacerdoti nel seguente modo:
“Poi, Mosè fece accostare
Aronne e i suoi figli, li vestì di tuniche, li cinse della cintura e legò
sul loro capo i turbanti come il Signore aveva comandato a Mosè. Fece
quindi accostare il giovenco del sacrificio espiatorio e Aronne e i suoi
figli stesero le mani sulla testa del giovenco del sacrificio espiatorio.
Mosè lo immolò, ne prese del sangue e bagnò col dito i corni attorno
all’altare e purificò l’altare. Poi sparse il resto del sangue alla base
dell’altare e lo consacrò per fare su di esso l’espiazione. Prese tutto il
grasso aderente alle viscere, il lobo del fegato, i due reni con il loro
grasso e Mosè bruciò tutto sull’altare. Ma il giovenco, la sua pelle, la
sua carne e le feci bruciò nel fuoco fuori dell’accampamento, come il
Signore gli aveva ordinato. Fece quindi avvicinare l’ariete
dell’olocausto…” e così si continua con istruzioni incredibilmente
terribili. Ogni racconto termina poi con la frase: “Era un olocausto di
soave odore, un sacrificio consumato dal fuoco in onore del Signore,
profumo soave per il Signore, come il Signore aveva ordinato a Mosè.”
In un altro passo si descrive come viene
sacrificata una tortora: “Il sacerdote li offrirà sull’altare, ne
staccherà la testa che farà bruciare sull’altare e il sangue sarà
spruzzato sulla parete dell’altare.” (Lev, 1,15)
Questi riti crudeli sono
stati tramandati nel Levitico, che è una parte dei libri di Mosè che
furono scritti per la maggior parte dai sacerdoti molto tempo dopo. In
effetti i passi citati contraddicono totalmente la Genesi, dove Dio disse:
“Ecco, Io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e
ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.
A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli
esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in
cibo ogni erba verde. E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto ed ecco,
era cosa molto buona.” (Gen 1, 29-31)
Tutto ciò contraddice
anche molti altri passi che abbiamo precedentemente citato. E, in fondo,
sono già in contraddizione con il fatto che poco prima Mosè aveva ricevuto
i Dieci Comandamenti, nei quali Dio aveva detto espressamente: “Non
uccidere”.
Per avere un’immagine
completa, possiamo leggere come il sacerdote avrebbe dovuto comportarsi
presso l’altare, apparentemente in onore di Dio. Abbiamo già letto come
venivano trattate le tortore. Le istruzioni per il sacerdote terminano nel
seguente modo: “Poi toglierà il gozzo con le sue immondezze e lo getterà
al lato orientale dell’altare, dov’è il luogo delle ceneri. Dividerà
l’uccello in due metà prendendolo per le ali, ma senza separarlo, e il
sacerdote lo brucerà sull’altare, sulla legna che è sul fuoco, come
olocausto, sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave per il Signore.”
(Lev, 1,16-17)
Si descrive quindi un Dio
crudele: “Profumo soave per il Signore”. Gesù, il Cristo, ci ha insegnato
che Dio è il Dio dell’amore, il Dio della pace, il Dio dell’unità, il Dio
che è con la natura, per la natura, per la madre-terra.
Gerolamo, che redasse la
prima Bibbia (Vulgata) riassumendo e facendo una scelta tra tutti gli
scritti ancora esistenti a quel tempo, apportò delle aggiunte, dei
cambiamenti e delle “correzioni” ai testi che utilizzò. Un’affermazione
chiara scritta da Gerolamo, che aveva quindi ancora a disposizione le
scritture originarie, dice: “Il piacere della carne degli animali era
sconosciuto fino al diluvio, ma dal diluvio ci è stata riempita la bocca
con le fibre maleodoranti della carne degli animali.” Egli non disse
quindi: “Dio ha comandato”, bensì “ci è stata riempita”. E continua
dicendo: “Gesù Cristo, che apparve quando il tempo fu compiuto, riallacciò
la fine con l’inizio, tanto che ora non ci è più permesso mangiare la
carne degli animali”.
Solo
pochi sanno che il trono di Pietro determina che il Vecchio e il Nuovo
Testamento “sono entrambi la vera parola di Dio”. In ciò che viene
riportato nel Vecchio Testamento regna un Dio pagano crudele
Ci si può quindi
immaginare perché Dio, nostro eterno Padre, ci inviò Suo Figlio, Gesù, il
Cristo, ossia per porre fine a tutti i riti, al paganesimo. Gesù, il
Cristo, ha anche insegnato la fine di tutti questi riti. Egli era ed è
ancor oggi contro la casta sacerdotale, che usa Dio come mezzo per
raggiungere i propri scopi.
Qualcuno forse ora
replicherà che sono cose che riguardano il passato, avvenute tanto tempo
fa. La casta sacerdotale di oggi però afferma: “Il Vecchio Testamento si
deve illuminare nel Nuovo”. Ciò non significa forse che un giorno questi
scenari terrificanti del Vecchio Testamento fluiranno in quello Nuovo?
Tutto ciò è stato effettivamente scritto dalla Chiesa cattolica nel suo
catechismo, nel quale leggiamo al numero 140: “Il Vecchio Testamento
prepara quello Nuovo mentre quello Nuovo porta a compimento quello Antico.
Ed entrambi si illuminano a vicenda”, e inoltre: “Entrambi sono la vera
parola di Dio.”
Ciò che leggiamo nei
libri di Mosè dovrebbe quindi essere la vera parola di Dio! Nel Levitico,
si legge per esempio che: “Chiunque maltratta il padre o la madre dovrà
essere punito con la morte”. (Lev 20,9) Oppure: “Se un uomo commette
adulterio con la moglie del prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno
essere messi a morte.” (Lev 20,10) Si legge anche: “Se uno ha rapporti con
un uomo come con una donna, tutti e due avranno commesso abominio e
dovranno essere messi a morte.” (Lev, 20,13) Oppure: “Un uomo che si
abbrutisce con una bestia verrà punito con la morte. Dovrete uccidere
anche la bestia”, (Lev 20,15), anche se in fondo essa non ha alcuna colpa.
Vi leggiamo inoltre: “Se una donna si accosta ad una bestia per lordarsi
con essa, ucciderai la donna e la bestia.” (Lev, 20,16) Interessante è
anche un’affermazione che si legge nel Deuteronomio: “Se un uomo avrà un
figlio testardo e ribelle che non ubbidisce alla voce né di suo padre né
di sua madre e, benché l’abbiano castigato, non dà loro retta, suo padre e
sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della città, alla
porta del luogo dove abita e diranno agli anziani della città: ‘Questo
nostro figlio è testardo e ribelle, non vuole ubbidire alla nostra voce, è
uno sfrenato, un bevitore’ e allora tutti gli uomini della sua città lo
lapideranno ed egli morirà”. (Dt 21, 18-21)
Sono stati riportati
soltanto alcuni esempi tratti da tutta una serie di norme veramente
crudeli contenute in questo libro. Tra l’altro, vi troviamo anche: “Chi
non ubbidirà al sacerdote dovrà morire”. (Dt 17,12)
Vi si può inoltre leggere
che Dio avrebbe anche esortato a distruggere tutti i nemici, a eliminare
tutto ciò che è contro la propria concezione. Alcuni cercano di
minimizzare i passi sanguinari di questo libro, dicendo che si tratta
soltanto di miti o, appunto, di racconti provenienti da tempi molto
remoti. Tuttavia, secondo l’insegnamento attuale della Chiesa, ciò
costituisce un errore fondamentale, poiché ancora nel 1965, nel corso del
tanto rinomato Concilio Vaticano II, nel quale la Chiesa avrebbe
determinato una svolta nei tempi moderni, venne proclamato quanto segue:
“Ciò che è stato rivelato da Dio e che è contenuto nella Sacra Scrittura
di cui disponiamo è stato scritto sotto l’influsso del soffio dello
Spirito Santo. Infatti sulla base della fede apostolica, la nostra santa
madre Chiesa considera i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento nella
loro globalità, e con tutte le loro parti, come sacri e canonici.”
(Neuner-Roos, Nr. 150)
Non si riesce quasi a
credere che la Chiesa possa insegnare qualcosa del genere, dato che con
questo insegnamento afferma che tutte le crudeltà che si trovano in questo
Antico Testamento deriverebbero dallo Spirito Santo.
Gesù ci ha portato ben
altri comandamenti.
L’estrema contraddizione degli insegnamenti della
chiesa con i veri insegnamenti di Gesù. Si cerca forse di ridare valore al
Vecchio Testamento coprendolo con il mantello di “Gesù” e del “Cristo”?
Perché oggi abbiamo
ancora una casta sacerdotale che si comporta in modo analogo a come
avvenne nel Vecchio Testamento?
Dio, nostro Padre eterno,
ci ha forse inviato inutilmente Suo Figlio, Gesù, che divenne il nostro
Redentore? Infatti la casta sacerdotale di oggi si comporta di nuovo
contro Gesù, contro il Suo insegnamento e si serve di parole come “Gesù” e
“Cristo” in modo analogo a come avvenne negli scritti dei sacerdoti. Essi
parlarono di Mosè e citarono continuamente Mosé, ma furono in realtà i
sacerdoti che scrissero tali “assurdità”, come si potrebbero definire. Ciò
che Dio vuole è ben altro e lo ha annunciato tramite i profeti del Vecchio
Testamento e, in particolare, tramite Gesù, Suo Figlio. Gesù portò anche
insegnamenti totalmente diversi da ciò che fanno i sacerdoti nei nostri
tempi. C’è infatti un’enorme differenza tra il cosiddetto “Dio” del
Vecchio Testamento e la casta sacerdotale dei nostri tempi - e Gesù, che
insegnò agli uomini che Dio è un Padre colmo di amore.
Nel Discorso della
Montagna, nel cap. 5 del Vangelo di Matteo, possiamo leggere gli
insegnamenti di Gesù:
Beati i poveri in
spirito, poiché di essi è il Regno dei Cieli.
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti, perché
possederanno la terra.
Beati coloro che hanno
fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di
pace, poiché saranno chiamati figli di Dio.” (Mt 5, 3-9)
E in merito alla
preghiera Gesù insegnò: “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti
che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle
piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già
ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua
camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo,
che vede nel segreto, ti ricompenserà.” (Mt 6, 5-6) E a ciò si aggiunge
ciò che Gesù insegnò in un altro passo: “chi invece si innalzerà verrà
abbassato e chi si abbasserà verrà innalzato” (Mt 23, 12) E che cosa disse
Gesù in merito alla casta sacerdotale? Leggiamo in Matteo, cap. 23, 8-9:
“Ma voi non fatevi chiamare ‘rabbi’, perché uno solo è il vostro maestro e
voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno ‘padre’ sulla terra,
perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.”
E più avanti leggiamo:
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli,
che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e,
ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna, il doppio di voi. Guai a voi,
guide cieche!” (Mt 23, 15-16)
E in Matteo, cap. 23,13,
leggiamo: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti che chiudete il regno dei
cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate e non lasciate
entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci.”
E’ chiaro che con questi
passi si evidenzia un’estrema contraddizione tra ciò che ha insegnato Gesù
di Nazaret e ciò che è contenuto negli scritti dei sacerdoti del
cosiddetto Vecchio Testamento. Chi analizza a fondo le cose può prendere
coscienza ancora una volta del fatto che questa estrema contraddizione
viene rafforzata ancora di più dalla chiesa, che si rifà a Gesù di Nazaret
e che ha la presunzione di insegnare che il Vecchio Testamento –
contenente i testi dei sacerdoti contrari alle leggi divine e contro i
quali Gesù di Nazaret si espresse chiaramente – sarebbe una rivelazione di
Dio che ha validità anche oggi e che dovrebbe illuminarsi nel Nuovo
Testamento, nel quale sono contenuti gli insegnamenti di Gesù di Nazaret.
E com’è possibile che il
Vecchio Testamento si illumini in quello nuovo, ossia nei meravigliosi
insegnamenti dell’amore, della pace e dell’unità? In fondo soltanto se si
considera se stessi come il “Nuovo Testamento”. In tal caso, ciò che
abbiamo letto dagli scritti sacerdotali si illumina nella casta
sacerdotale di oggi, ma non nel Nuovo Testamento. Quindi, se si esamina
più a fondo questa affermazione, non significa altro che il fatto che si
vuole che il Vecchio Testamento si faccia di nuovo varco. E per farlo ci
si serve di Gesù, il Cristo – del nome di “Gesù” che fu il simbolo
dell’amore, della pace, dell’unità e che fu per la natura, per la madre
terra, per ogni animale!
Chi era veramente Gesù?
Da dove venne?
Gesù nacque da Maria ed
era il figlio di Maria e Giuseppe. Crebbe in un ambiente semplice. Si sa
che Gesù proveniva dalla stirpe di Davide e che faceva parte della tribù
di Giuda. È un aspetto interessante, poiché già da ciò si può dedurre che
Gesù non era un sacerdote e non avrebbe mai potuto divenirne uno, poiché i
sacerdoti provenivano tutti dalla stirpe di Levi e dovevano inoltre avere
Aronne, ossia il fratello di Mosè, come predecessore. Tutte queste cose,
però, non erano così nel caso di Gesù e quindi egli non avrebbe mai potuto
divenire sacerdote. Perciò Gesù era un uomo del popolo.
E come uomo del popolo
Egli insegnò anche la grandiosa e meravigliosa Legge della vita, che è in
Dio e che è stata data per tutti gli uomini che amano Gesù il Cristo, e
che quindi Lo seguono.
Quali Cristiani delle
Origini ci siamo assunti il compito di spiegare tutto ciò agli uomini,
affinché non si abbia un’impressione sbagliata, ossia che delle
istituzioni che non hanno nulla in comune con quanto insegnato da Gesù, il
Cristo, siano rappresentanti del Suo insegnamento, soltanto perché si
ricoprono con un mantello che definiscono “cristiano”.
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